Lettera aperta al Presidente Napolitano.

Catania li, 12 Maggio 2010.

Egr. Sig. Presidente della Repubblica Italiana, ieri 11 Maggio 2010 Ella, presente a Marsala per la ricorrenza del 150 ° anniversario dello sbarco dei mille, come le impone il Suo ruolo istituzionale, ha enfatizzato l’UNITA’ d’ITALIA e ha condannato prospettive di “una nuova frammentazione dello Stato nazionale”, aggiungendo “Non c’è nulla di retorico nel celebrare l’unità conseguita dall’Italia, è un modo di rinnovare il patto fondativo della nostra nazione” ed ancora “Si può considerare solo penoso che da qualunque parte, nel Sud o nel Nord, si balbettino giudizi liquidatori sul conseguimento dell’Unità, negando il salto di qualità che l’Italia tutta, unendosi, fece verso l’ingresso a vele spiegate nell’Europa moderna”.
«Le celebrazioni del 150° – ha affermato ancora Lei – offrono l’occasione per mettere in luce gli apporti della Sicilia e del Mezzogiorno a una storia e ad una cultura comuni che affondano le radici in un passato plurisecolare. Di quel patrimonio, culminato nelle conquiste del 1860-1861, come meridionali possiamo essere fieri: non c’è spazio, a questo proposito per pregiudizi e luoghi comuni che purtroppo ancora o nuovamente circolano, nell’ignoranza di quel che il Mezzogiorno, dando il meglio di sè ha dato all’Italia in momenti storici essenziali»… « Mezzogiorno, dal canto suo, deve parlare con verità, con «un sereno riconoscimento, delle insufficienze che le sue rappresentative delle Regioni hanno mostrato in decenni di autogoverno» così si può tenere insieme la difesa della storica autonomia speciale della Sicilia, riconosciuta con la Costituzione, con «l’apertura di un nuovo capitolo di promozione, in tutto il Paese, delle autonomie come perno della Repubblica una e indivisibile».

Belle parole, Sig. Presidente, bel discorso appassionato !

Sig. Presidente, purtoppo però i discorsi belli e appassionati, SE NON PRECEDUTI E SEGUITI DAI FATTI, rimangono solo dei “BEI DISCORSI APPASSIONATI”.

Molti e molti bei discorsi ci sono già stati sciorinati in questi 150 anni d’unità d’Italia, ma non vediamo ancora alcun “salto di qualità che la Sicilia unita con l’italia fece verso l’ingresso a vele spiegate nell’Europa moderna”; anzi appena nel 2009 un’organismo europeo ha posto la Sicilia fanalino di coda d’Europa (ultima persino ai paesi facenti parte dell’ex Unione Sovietica).

Senza andare a rivangare Garibaldi e stendendo un pietoso velo su come si fece l’unità d’Italia, ma soffermandomi a tempi più recenti, quando si diete vita alla Repubblica italiana, giacchè ad Ella solo di quest’ultima potrei chidere conto, sarei stato più contento, e l’avrei anche applaudita, se Ella avesse iniziato il discorso sull’Unità d’Italia all’ incirca i questo modo:

“Miei cari compatrioti Siciliani, vengo a portare le scuse della Repubblica Italiana che da 64 anni vi nega il pieno godimento della Carta Costituzione della Repubblica, così come, invece, ne gode il resto della popolazione italiana; infatti, la LEGGE COSTITUZIONALE del 26 FEBBRAIO 1948 N° 2 “CONVERSIONE IN LEGGE COSTITUZIONALE DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIANA” promulga

all’ART.1:
Lo Statuto della Regione siciliana, approvato col decreto legislativo 15 maggio 1946, n.455, fa parte delle leggi costituzionali della Repubblica ai sensi e per gli effetti dell’ art. 116 della Costituzione.

e all’ART.2:
La presente legge costituzionale entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato .

Data a Roma, addì 26 febbraio 1948.

DE NICOLA

DE GASPERI

Visto, il Guardasigilli: GRASSI (Gazzetta Ufficiale della R.I. n.58 del 9 marzo 1948).

Siciliani – avrebbe dovuto continuare Ella – il Presidente della Repubblica Italiana, essendo il garante della carta costituzionale, si impegna, così come recita la stessa costituzione italiana, a fare obbligo a chiunque spetti d’osservare e fare osservare lo Statuto d’Autonomia della Regione Siciliana, primo fra tutti il governo della Repubblica attualmente in carica !”

Infatti Sig. Presidente, come certamente Ella saprà, lo statuto siciliano da ben 64 anni attende che i vari governi italiani che si sono succeduti sino ad oggi promulghino i decreti attuativi che rendano attuabili gli articoli dello Statuto Siciliano costituzionalmente pattuiti ( dei 43 articoli di cui è composto lo Statuto d’Autonomia della Regione Siciliana, solo per qualcuno di scarso peso e rilevanza è stato promulgato il relativo decreto attuativo).

Sento, On. Presidente, che il senatore Bossi, leader della Lega Nord, forte dei recenti risultati elettorali delle elezioni regionali, dichiara che entro la fine dell’anno devono essere varati i decreti attuativi per l’attuabilità del federalismo fiscale !

Allora Ella, garante della Costituzione, sarebbe dovuto intervenire e magari nel discorso che mi sarebbe piaciuto sentire a Marsala avrebbe potuto dire:

“Il Presidente della Repubblica Italiana, solennemente si impegna a non firmare alcun decreto attuativo per il federalismo fiscale, senza prima aver firmato quelli che permettano di rendere integralmente attuativo lo Statuto speciale Siciliano da troppo tempo disatteso, rendendo di conseguenza da troppo tempo la Repubblica Italiana in stato di aggressione “continuata” alla potestà normativa della Regione e in uno status di illegalità o di negazione della legalità !”

A questo punto avrebbe potuto iniziare un serio discorso sull’Unità d’Italia !

Onorevole Presidente, è diventato insopportabile sentire parlare di Statuto Siciliano unicamente in talune circostanze, quando si vuole evidenziare l’inettitudine dei siciliani che, pur godendo del privilegio di uno statuto speciale, devono operare «un sereno riconoscimento, delle insufficienze che le sue rappresentative delle Regioni hanno mostrato in decenni di autogoverno».

A quale autogoverno si fà riferimento ?

La storia dello Statuto Siciliano assomiglia molto a quella del povero pensionato che, avendo ricevuto da parte dell’INPS l’attestato di riconoscimento alla pensione, quando si reca all’ufficio postale si sente dire che “l’ordine di pagamento non è ancora arrivato !”

Sig. Presidente, ci sarà sempre in Sicilia qualcuno che “balbetterà – e poi lo dirà con voce forte e sicura – giudizi liquidatori sul conseguimento dell’Unità” finchè ai siciliani non sarà resa giustizia e saranno negati i sacrosanti diritti acquisiti ancor prima della nascita della Repubblica Italiana e da quest’ultima con “patto costituzionale” recepiti !

Con Osservanza

Santo Trovato

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