Euno, lo schiavo che sfidò Roma

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Ai Greci successero, nel III a. c., i Romani.

I motivi dell’espansione romana in Sicilia furono tre: politico, economico e strategico.

Politico: perché il destino del duello imperialistico, ingaggiato per la supremazia nel Mediterraneo tra Roma e Cartagine, era legato la Sicilia, in considerazione della determinante posizione geopolitica dell’isola.

Economico: perché Roma aveva bisogno di assicurarsi sempre maggiori risorse per poter nutrire le sue notevoli truppe e la sua popolazione in continua crescita.

Strategico: perché la Sicilia costituiva un territorio indispensabile da cui poter meglio attuare le mire espansionistiche in Africa.

I Romani furono attratti dalla cultura siciliana, impressa e radicata durante la colonizzazione greca e contribuirono alla crescita dell’isola con le loro conoscenze e quf realfzzarono Fmpatanti acquedotti utili l’agricoltura, teatrf e sontuose ville con prezio mosaid destinate ai consoli inviati da Roma per il controllo della Provincia. Il popolo conquistato fu costretto ad osservare le leggi romane, a parlare la lingua latina ed a professare la religione dei romaii (sono note, per tali imposzioni, le persecuzioni ai martfri cristiani). La Sicilia divenne, dunque, una vera e propria polveriera sociale, dove rivolte di schiavi erano sempre incombenti. La più grave fu la prima guerra servile che scoppiò nel 136 a.C, ampiamente documentata dallo storico Diodoro Siculo.
La scintilla si accese nei pressi di Henna (Enna), nelle tenute d un ricchissimo proprietario terriero, Damofilo, che trattava gli schiavi con grande crudeltà. Gli insorti decisero di eliminare il padrone e scelsero come loro capo Euno, schiavo originario dalla città siriana di Apamea, da tutti ritenuto mago e profeta poiché riceveva in sogno oracoli dagli dei ed era seguace della dea siriana
Atargatis.
Questi, raccolti 400 schiavi armati alla meglio, giustiziò i padroni che si erano dimostrati più crudeli e adibì gli altri, riducendoli in catene, alla fabbricazione di armi per la rivota. Acclamato re, organizzò la sua corte come un monarca elleno ed assunse il nome di Antioco (nome frequente nella dinastia siriana dei Seleucidi).

Agli insorti ennesi si unirono, presto, quelli agrigentini capeggiati dallo schiavo cilicio, Cleone.
I due gruppi misero in campo una forza di circa 20.000 uomini e non gli fu difficile conquistare in breve tempo, Morgantia, Messana, Tauromenion e Katana. Il numero dei ribelli continuò ad aumentare divenendo un esercito di 200.000 uomini e, ovunque arrivavano, instauravano la legge del re-schiavo che prevedeva il suo potere definitivo sull’isola ed un nuovo ordine sociale.
Alla fine del 135 a.C., Roma, per sradicare la malefica pianta della rivoluzione servile, mandò in Sicilia Lucio lpseo con una armata di 8.000 uomini. Nella battaglia che ne seguì i romani vennero prostrati. La sconfitta dei legionari inorgoglì i ribelli e li rafforzò agli occhi di tutte le popolazioni siciliane, che non accettavano di buon grado il potere di Roma o meglio i soprusi e le ruberie dei suoi funzionari. Nel 134 a.C., anche l’intervento del console Gneo Fulvio Fiacco con le sue truppe non produsse effetti migliori del precedente. La guerra, per due anni, ristagnò in scontri di modesta importanza.
Solo nel 132 a.C. le legioni del console Publio Rupilio ottennero la definitiva vittoria sugli schiavi, riportando l’Isola sotto il dominio di Roma. Dei capi della rivolta, solo Euno riuscì a salvarsi; qualche anno dopo fu catturato e posto in cattività nelle carceri di Morgantia, dove morì.

Ad Enna venne compiuta la più grande strage che la Sicilia antica ricordi, 20.000 cittadini furono trucidati, dopo una strenua resistenza, dentro il Castello di Lombardia, dove nel 1960, a rinnovata memoria, è stata collocata la lapide: “Duemila anni prima che Abramo Lincoln liberasse l’infelice turba dei negri l’umile schiavo Euno da questa Sicana Fortezza, arditamente lanciava il grido di Libertà per i compagni suoi, il diritto affermando di ogni uomo a nascere libero ed anche a liberamente morire. Ricordando l’alta significazione del gesto, il Comune di Enna questo ricordo pose”. 

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