I fatti del 1943-1946

Negli anni ’30 operò nella Sicilia occidentale il FUAI, Fronte Unitario Antifascista Italiano . Il FUAI sosteneva l’idea di un forte decentramento amministrativo in chiave autonomista, unica via per il rilancio della Sicilia.

In seguito, negli anni ’40 nella Sicilia orientale operò il gruppo di Antonio Canepa. Sia il primo, sia il secondo avevano un comune denominatore autonomista.

Antonio Canepa

Antonio Canepa, ordinario di Storia delle Dottrine Politiche nell’Università di Catania, in quel particolare periodo, intraprese una doppia attività: da un lato severo docente universitario, dall’altro con lo pseudonimo di Mario Turri o anche Prof. Bianchi, cominciò ad organizzare l’opposizione al regime fascista e al colonialismo che sempre aveva oppresso i siciliani, nonché iniziò a collaborare con i Servizi Segreti Inglesi. Organizzò azioni di sabotaggio fra le quali è certa quella dell’aeroporto di Gerbini (CT) del 10 giugno 1943. Fra il 1942 ed il 1943 pubblicò clandestinamente, a dispense, “La Sicilia ai Siciliani” , nel quale presentava un quadro storico di tutti i mali derivanti alla Sicilia dalla fatidica Unità d’Italia. L’opuscolo, per la semplicità dei concetti storico-politici riportati, pur nella sua modestia, sarà una testimonianza dell’ansia di libertà e di autogoverno del popolo siciliano.

Appare chiaro come quella di Mario Turri sia una carrellata storica sintetica e certamente di parte. Quella dei separatisti siciliani, appunto. Ci pare, tuttavia utile a darci un’idea di come in Sicilia negli anni ’40, a distanza di oltre ottant’anni dallo sbarco dei Mille, vi fosse particolarmente attiva una lettura alternativa della storia dell’Unità d’Italia, molto più forte, più condivisa di quanto oggi si possa credere, anche a livello popolare. Underground, certamente, ma effettiva, reale, mai dimenticata neppure da coloro che facevano carriera nella pubblica amministrazione italiana. Nemmeno il fascismo era riuscito a farla tacere, così come non l’avevano fatta tacere le misure eccezionali che caratterizzarono la vita pubblica in Sicilia dal 1861 in poi.

Canepa, figura tutt’oggi misteriosa, riuscì a coalizzare attorno a sé molti giovani liceali ed universitari, pronti a battersi con le armi contro il fascismo. Alcuni di questi giovani successivamente sarebbero stati arruolati nell’EVIS , Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia, braccio armato del MIS, che sarà fondato nell’autunno del 1944 e di cui il Canepa diventerà il Comandante.

LO SBARCO ANGLOAMERICANO

Tra la fine del 1942 e i primi sei mesi del 1943 si preparò l’operazione “Husky” che prevedeva lo sbarco di un elevato numero di forze angloamericane in Sicilia. Esso avvenne la notte tra il 9 ed il 10 luglio 1943.
Esponenti della massoneria, della mafia e del latifondo erano stati contattati parecchio tempo prima che avvenisse l’operazione . Determinante fu l’aiuto della mafia, che era stata combattuta aspramente da Mussolini. Infatti, durante il suo Governo aveva inviato in Sicilia il Prefetto Cesare Mori, il quale era riuscito ad arrestare ed esiliare la maggior parte dei capi mafia.
Attori protagonisti dello sbarco furono Salvatore Lucania, cioè Lucky Luciano, Vito Genovese e Don Calogero Vizzini.

Lo stesso Presidente USA F.D. Roosevelt, era sicuro che i siciliani sarebbero stati ben disposti verso gli americani, in considerazione del fatto che un gran numero di cittadini statunitensi era di origine siculo-americana.

Nel febbraio del 1943, mentre la campagna d’Africa volgeva al termine F.D. Roosevelt ed il Premier Britannico W. Churchill si incontrarono a Casablanca. Benché invitato, Stalin preferì non partecipare. Il Presidente ed il Premier scoprirono, con stupore, che i loro Stati Maggiori non avevano piani strategici, a lungo termine, riguardanti l’Europa .
Il primo tema della conferenza riguardò la scelta del luogo di sbarco. Gli Stati Maggiori consideravano possibile uno sbarco, a breve scadenza, in Sardegna, ma Roosevelt e Churchill propendevano per la Sicilia. Alla fine, prevalse la loro scelta.
Lo Stato Maggiore americano si era, subito, mostrato favorevole allo sbarco in Sardegna, perché temeva che gli inglesi caldeggiassero lo sbarco in Sicilia, anche, per segrete ambizioni imperialistiche, il che non era del tutto sbagliato. Come vedremo, questa convinzione spinse gli americani a instaurare velocemente, per aver un ruolo di primo piano, contatti con la mafia USA e, poi, a simpatizzare per il separatismo.
Non manca chi ritiene che Churchill, animato da segrete ambizioni, progettasse di trasformare la Sicilia in uno Stato Autonomo legato all’Inghilterra che avrebbe consentito all’Impero Britannico di dominare il Mediterraneo. Questo disegno era attribuito alle trame della massoneria internazionale. E quindi non sarebbe stato casuale il fatto che a distanza di pochi mesi, l’On. Andrea Finocchiaro Aprile, Gran Maestro dell’Ordine, Grado 33°, aderente alla Loggia di Palazzo Giustiniani, abbia dato vita al Movimento Separatista. C’era persino chi, in contrapposizione, pensava ad una Sicilia Indipendente come “49^ Stella” degli USA. Ciò era sostenuto dal “Fronte Democratico d’Ordine Siciliano”, il cui programma tendeva alla separazione dell’Isola dal continente, sotto la sfera d’influenza americana. Per i suoi fini programmatici, il movimento della “49^ Stella” si discostava dal movimento capeggiato dall’On. Finocchiaro Aprile, che propugnava, ufficialmente, l’indipendenza assoluta dell’Isola. Fra gli esponenti della “49^ Stella” vi era un certo Lanza, Maggiore americano .
Comandante in Capo delle forze alleate venne nominato Eisenhower. Per l’elaborazione e l’attuazione del piano “Husky”, si nominarono tre Comandanti Inglesi: il Generale Alexander, l’Ammiraglio Cunningham, il Maresciallo dell’Aria Tedder.

Comandanti operativi furono: Sir Bernard Montgomery, capo dell’ottava armata Inglese e il Generale George Patton, capo della settima armata Americana.
Alle forze d’invasione venne data la denominazione di XV Gruppo d’Armate, sommando i numeri distintivi delle armate che avrebbero partecipato alle azioni. Venne formata una Commissione con il compito di studiare i possibili schemi d’attacco e di coordinare le informazioni sulla Sicilia.
Gli americani cercarono di ottenere quante più notizie possibili sull’Isola; quindi decisero di mettersi in contatto con i “gangsters” di origine siciliana, poiché molti di loro conoscevano bene la Sicilia e lì avevano amici e parenti.
Il Comandante della Marina Americana, Haffenden, si rivolse a Lucky Luciano, emigrato negli USA al tempo del Prefetto Cesare Mori , già accreditato presso i Servizi Segreti Americani per l’aiuto dato al fine di smantellare la rete spionistica negli USA, che si trovava in carcere per scontare una pena di oltre trent’anni, affinché gli procurasse, in cambio della libertà, informazioni sul territorio e sulla topografia dell’Isola, sui porti, sui canali, sui fiumi, sulle sorgenti d’acqua e sulle caratteristiche dei paesi e delle città. Ma, soprattutto, era necessario trovare, in Sicilia, persone di cui potersi fidare e disposte ad aiutare l’Esercito Angloamericano.

Lucky Luciano, uscito dal carcere, prese contatti con la mafia siciliana. E nei primi mesi del ’43 sia gli Inglesi sia gli Americani fecero sbarcare clandestinamente nell’Isola dei loro agenti, tra cui il Colonnello Inglese Hancook e il Colonnello Charles Poletti del Dipartimento di Stato degli Usa. Essi incontrarono, subito, esponenti mafiosi che assicurarono la loro collaborazione al fine di facilitare lo sbarco militare , che avvenne, come già detto, la notte tra il 9 ed il 10 luglio 1943. Era una notte di manca-luna, e l’operazione si effettuò malgrado le avverse condizioni atmosferiche.
Nei giorni successivi allo sbarco alcuni aerei americani sorvolarono la Sicilia, lasciando cadere nei pressi dei centri abitati delle buste di nylon contenente dei foulard di seta giallo-oro con al centro stampata una “L” nera, iniziale di Lucky Luciano, che sarebbero serviti come segno di riconoscimento per i mafiosi e per quanti erano disposti a collaborare con gli angloamericani .
Il racconto di Michele Pantaleone, ripreso da molti autorevoli storici, viene smentito da Salvatore Lupo , che ritiene poco credibile il fatto. Pure il Renda contesta la tesi canonica dello sbarco, secondo la quale gli americani si sarebbero avvalsi dei servigi della mafia per il buon esito dell’operazione.
Al di là della polemica, rimane il fatto, e non è poco, che lo stesso Renda più volte si contraddice e in qualche passo della sua “Storia della Sicilia” ammette che Don Calogero Vizzini favorì l’avanzata americana, affermando che, comunque, la mafia viva e vegeta, cercò di volgere a proprio vantaggio la disfatta del fascismo e la crisi dell’Italia .

Anche Arrigo Petacco confuta la tesi del Pantaleone ed arriva alla stessa conclusione del Renda, asserendo che: se non è vero che la mafia aiutò gli americani, è invece vero che, dopo l’occupazione, la mafia risorse . Infatti, molti uomini di Cosa Nostra erano confusi tra le truppe americane, protetti dal Colonnello Charles Poletti.
Noi, che abbiamo avuto l’occasione di conoscere Michele Pantaleone, ritenendolo persona informata sui fatti, riportiamo la sua tesi, più volte ascoltata dalla sua viva voce . Tra l’altro, il Pantaleone, sebbene novantenne e prossimo alla fine della sua vita, in un’intervista a “La Repubblica” dell’11 giugno 2000, reagì veemente alla tesi revisionista .
Gli americani, dunque, furono accolti personalmente da Don Calogero Vizzini. Il Boss era stato indicato dalla mafia americana come l’uomo più potente della Sicilia; fu lui che fornì ai Comandanti dell’Esercito un elenco di mafiosi da nominare Sindaci dei Paesi che, man mano, venivano occupati.
Il Vizzini ricevuto il foulard che confermava l’avvenuto sbarco, si preoccupò di avvisare, tramite un messaggero, Giuseppe Genco Russo di Mussomeli, inviandogli un messaggio in codice, che volutamente trascriviamo per evidenziare l’opera del Don.

“Curatulu Turi partirà cu li vitiddazzi, pi la fera di Cerda martidi jornu 20. Iu partirò lu stissu jornu cu li vacchi, li voi di carrozzu e lu tavaru. Priparati l’ardimi pi fari lu fruttu e li mannari pi riparari li pecuri. Avvirtiti l’autri Curatuli di tinirisi pronti. Pi lu quagghiu ci pinsau iu” .

Cosi la mattina del 20 luglio una jeep americana prelevò a Villalba il Vizzini e pare che sul mezzo ci fosse pure Lucky Luciano .
Per avvalorare questa tesi il Pantaleone chiama in causa alcune affermazioni del Sen. Estes Kefauver, il quale, nel suo libro “Il Gangsterismo d’America”, accenna ai servizi che Lucky Luciano avrebbe reso al Naval Intelligence .
A conclusione delle operazioni militari, conseguenti lo sbarco, Don Calogero Vizzini divenne Sindaco di Villalba, il suo braccio destro e futuro successore Giuseppe Genco Russo, Sindaco di Mussomeli e, cosi, i mafiosi, che al tempo di Mori erano risultati perdenti, ritornarono a circolare liberamente per la Sicilia; essi erano i migliori amici dei soldati americani.

Ma ecco il paradosso: la liberazione dell’Isola riportava al potere la mafia con tutti gli onori della legalità. I mafiosi, successivamente, seguirono il vento della politica, per cui prima simpatizzarono per il M.I.S., poi per i ricostituiti partiti politici italiani, attraverso i quali sono riusciti, a tutt’oggi, a gestire i loro affari, sfuggendo al controllo della legge, corrompendo le Istituzioni, dando vita al connubio “Mafia-Politica”.
L’amministrazione dei territori occupati fu affidata all’AMGOT, il cui capo nella Sicilia occidentale, era il Colonnello Charles Poletti; questi nominò Sindaci non solo mafiosi ma anche separatisti. Il Poletti, benché parlasse correttamente l’italiano, ebbe al suo servizio come traduttore ufficiale, il boss Vito Genovese , capo della “famiglia” di New York, ricercato per crimini diversi dalla Polizia Americana.
A conferma di quanto detto esistono fotografie che li ritraggono insieme .

Durante l’operazione Husky, oltre al Poletti anche altri graduati incoraggiarono l’indipendentismo. Ricordiamo il Capitano giornalista Michael Stern che scrisse molto sul M.I.S. e Salvatore Giuliano ed il Capitano di Vascello Nichols, che avrebbe esternato la sua simpatia per il movimento separatista, accompagnando Andrea Finocchiaro Aprile in un giro di propaganda nei principali centri dell’Isola, offrendogli, pure, l’appoggio della stampa Inglese . Per quest’ultimo, il Primo Ministro Bonomi, con lettera del 24 gennaio 1945, all’Ammiraglio Hellery Stone, Commissario Capo della Commissione Alleata, chiese l’allontanamento dalla Sicilia .

Non mancarono attriti tra Inglesi e Americani a causa del movimento separatista. I contrasti traevano spunto dalla diversità di interessi dei due Alleati per quanto concerneva la futura utilizzazione del Mediterraneo e della Sicilia. Tale diversità di intenti evidenzierà da un lato la simpatia iniziale degli americani per il separatismo e dall’altro l’avversione Inglese verso il movimento.
Le polemiche si accentueranno maggiormente e consentiranno ai politici, e non, di giocare un ruolo determinante per l’avvenire dell’Isola.

La Sicilia con la sua voglia di indipendenza era divenuta, nel frattempo, un “affaire” internazionale.

IL RITORNO DI ANDREA FINOCCHIARO APRILE

Andrea Finocchiaro Aprile

Ancora prima che avvenisse lo sbarco degli Alleati, con maggiore intensità dal 1940 in poi, un anziano esponente politico, già Deputato, eletto nel 1913, 1919, 1921 e già Sottosegretario alla Guerra e al Tesoro nei Governi di Francesco Saverio Nitti, aveva cominciato a tessere trame separatiste.
Si trattava di Andrea Finocchiaro Aprile, figlio dell’On. Avv. Camillo ex garibaldino ed ex Ministro di Grazia e Giustizia.

Andrea Finocchiaro Aprile era sorvegliato, con discrezione, ma con continuità dalla polizia fascista, pur non avendo mancato di esprimere in più occasioni apprezzamenti per singole iniziative adottate dal Governo e da Mussolini.
Eloquenti, a tal proposito, sono i rapporti della Polizia Politica che negli anni trenta, del secolo scorso, annota persino le conversazioni private del futuro leader del Separatismo durante la sua partecipazione a ricevimenti nei salotti della Roma “bene”
.
Oltre che come politico, Andrea Finocchiaro Aprile era apprezzato nel mondo della cultura come studioso del Diritto.
Aveva insegnato nelle Università di Ferrara, di Siena e di Camerino .
Dal 1916 al 1919 fu membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Nel 1925 fu chiamato a far parte della “Commissione Mista” incaricata di studiare le modifiche da apportare alla legislazione ecclesiastica.
In quella sede, Andrea Finocchiaro Aprile svolse un ruolo frenante nei confronti delle “aperture”, che lo stesso Mussolini voleva fare alla Chiesa; in questa opera egli agiva prevalentemente per conto della Massoneria, alla quale era affiliato.

Nel periodo che va dal 1940 al 1943 Andrea Finocchiaro Aprile coglie ogni occasione per tornare a Palermo per prendere contatti con gruppi politici e con intellettuali antifascisti, ai quali propone di evolversi in senso separatista.
In particolare si inserisce nei gruppi “Sicilia e Libertà” dei quali diventerà Presidente.
Non sempre i gruppi in questione accettano la scelta indipendentista del loro leader, ma certamente ne rimangono affascinati e non la ostacolano.
Analogo discorso vale per il “Circolo dello Scopone” di Palermo, nel cui seno non mancheranno elementi che, successivamente, assumeranno posizioni unitarie ed antiseparatiste.

In quel momento, tuttavia, Andrea Finocchiaro Aprile gode grande prestigio e vanta due credenziali: quella di essere esponente di primo piano della Massoneria, Gran Maestro dell’Ordine Grado 33° iscritto alla loggia antiregionalista di Palazzo Giustiniani ; e quella di essere conosciuto e apprezzato in campo internazionale e soprattutto negli ambienti politici inglesi e americani.
In questo clima Andrea Finocchiaro Aprile dà vita clandestinamente al Comitato per l’Indipendenza della Sicilia (CIS).

Il 9 luglio 1943, quando gli alleati sbarcano a Gela non a caso Andrea Finocchiaro Aprile si trova a Palermo e passa all’attuazione del progetto che ha a lungo pensato.
Non è più giovane: ha già compiuto 65 anni essendo nato a Lercara (Palermo) il 26 giugno 1878.
È, però, pieno di energie, di idee e di entusiasmo, che saprà trasmettere ai suoi collaboratori. Tra l’altro, è uno dei migliori oratori della Sicilia che, come è noto, è culla della migliore retorica.

La mattina del 23 luglio 1943, all’indomani dell’arrivo degli americani a Palermo, apparve un manifesto sui muri della città, con il quale si salutavano con entusiasmo gli eserciti dell’Inghilterra e degli Stati Uniti d’America e i loro capi. Si esprimeva in modo solenne la viva e profonda riconoscenza del popolo siciliano per averlo aiutato a liberarsi dalla dominazione fascista.

Era un lungo documento che Andrea Finocchiaro Aprile nella qualità di Presidente del CIS indirizzava alle Forze Anglo-Americane.
Il testo proseguiva rivendicando il diritto della Sicilia ad elevarsi a Stato Sovrano, libero, indipendente e repubblicano.
Si trattava di un messaggio fiume, che sarebbe stato molto criticato, successivamente, dai rappresentanti in Sicilia dei partiti unitari italiani, i quali tuttavia, non hanno potuto negare che l’iniziativa politica separatista sia stata la prima in assoluto della Sicilia liberata .

Andrea Finocchiaro Aprile in quella occasione, si preoccupò di far sottoscrivere il suo documento a quaranta personalità di area sicilianista. In poche parole, poneva la proprie leadership e dava agli Anglo-Americani la dimostrazione che esisteva già un movimento indipendentista organizzato.

Dopo l’arresto di Mussolini (25 luglio 1943) Andrea Finocchiaro Aprile era nelle condizioni di diffondere un altro documento politico il cui contenuto sarebbe stato sintetizzato in un manifesto affisso in data 28 luglio.

Questa volta il leader si dimostrava lungimirante ed incisivo: chiedeva infatti, la costituzione di un “Governo Provvisorio Siciliano” che attraverso un “Plebiscito” dichiarasse decaduta in Sicilia la Monarchia Sabauda e proclamasse l’Indipendenza Siciliana in forma Repubblicana.

Non era una richiesta peregrina perché uno dei punti della Carta Atlantica, sottoscritta nel 1941 dagli Alleati, sanciva il diritto dei popoli all’autodeterminazione.

Dopo questi due documenti, diventava del tutto naturale che i vari gruppi separatisti, operanti autonomamente in altre Province della Sicilia, si riconoscessero nel progetto di Andrea Finocchiaro Aprile.

Particolare attenzione merita il Movimento Indipendentista sorto spontaneamente a Catania e ricco di personalità del mondo della cultura, della politica e dell’economia e che trovava un punto di riferimento nel Prof. Santi Rindone titolare dell’omonima Clinica Chirurgica in San Giovanni La Punta (Catania) .
L’adesione dei catanesi al movimento di Andrea Finocchiaro Aprile dava maggiore prestigio e credibilità al rinascente indipendentismo siciliano, tanto che il “Daily Mail”, in una corrispondenza dalla Sicilia, dava ampio spazio alla presenza politica del CIS come “cosa esistente, organizzata che molti siciliani considerano come il nucleo del loro avvenire politico” .
Immediata eco fu data dalla stampa americana.

Rapporto su Finocchiaro Aprile

Nei rapporti della Polizia Politica datati Roma 31 luglio, 5 agosto, 6 agosto, 12 agosto e 18 agosto 1943, si riferisce con incredulità e con l’uso del condizionale che “Andrea Finocchiaro Aprile… avrebbe lanciato un proclama in Sicilia, ai siciliani, allo scopo di costituire, sembra, una specie di Governo Separatista sotto l’egida delle autorità Inglesi di Occupazione” .

Partiva, così, la nuova lotta per l’Indipendenza della Sicilia che fino a tutto il 1945 infiammerà l’animo della maggioranza dei siciliani.

Nella villa di Lucio Tasca a Mondello (Palermo) il 6 dicembre 1944 i separatisti tennero una riunione segreta, sia per la delicatezza degli argomenti che avrebbero affrontato, sia perché l’AMGOT non consentiva che i partiti politici svolgessero alcuna attività.
La riunione si svolgeva come CIS, poiché non si era ancora formalmente costituito il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia (MIS).

I partecipanti erano una quarantina provenienti da tutta la Sicilia e non tutti si conoscevano fra di loro.
Il personaggio più caratteristico ed anche il più anziano (76 anni) era il Cav. Calogero Vizzini di Villalba. Questi, più conosciuto come Don Calò, dichiarò di rappresentare gli indipendentisti di Caltanissetta. Fu subito smentito da Antonino Varvaro, il quale affermò che nessuno degli iscritti di Caltanissetta si chiamava Calogero Vizzini.

Il vecchio “Don” non si scompose e ribatté che non bisognava pensare agli iscritti di quel giorno ma a quelli numerosi dell’indomani, soprattutto, perché ad un suo cenno, se necessario, sarebbero state bruciate tutte le Camere del Lavoro della Provincia. E concluse dicendo: “queste sono le tessere che porto io” .

La maggior parte dei presenti restò scandalizzata e non pochi espressero il loro sdegno.

Vizzini, tuttavia, non fu espulso dalla riunione, e la sua presenza resterà come un’ombra indelebile sul movimento indipendentista, anche quando, non molto tempo dopo, Calogero Vizzini sarà passato nell’area del partito, diventato, intanto, il più potente della Regione: la Democrazia Cristiana.
Nonostante le contraddizioni, l’indipendentismo siciliano dilagava in tutta l’Isola e si rendeva interprete dei bisogni e del malcontento del popolo siciliano .

Il 9 dicembre 1943 il CIS con propria delibera assunse la denominazione, caldeggiata e già informalmente usata, nel catanese, dal Prof. Rindone e dai suoi collaboratori, di Movimento per l’Indipendenza Siciliana.
La connotazione di movimento era intenzionale perché il MIS si proponeva di radunare sotto le proprie bandiere, uomini e gruppi di qualsiasi ideologia, purché convergenti sull’obiettivo comune ed unificante dell’Indipendenza della Sicilia.

Questa scelta costituiva una delle ragioni per le quali l’Indipendentismo siciliano fu accolto, trasversalmente, in ogni ambiente della società siciliana dell’epoca.
Ma fu anche il suo tallone d’Achille, perché di fronte ad ogni problema concreto si verificavano scissioni e divergenze di opinione che nel tempo avrebbero indebolito, mortalmente, il progetto indipendentista.

Alla data del 9 dicembre 1943 Andrea Finocchiaro Aprile poteva comunque registrare il successo di avere con lui altri dieci ex Deputati: Francesco Termini, Santi Rindone, Luigi La Rosa, Girolamo Stancanelli, Giuseppe Faranda, Giovanni Guarrino-Amella, Domenico Cigna, Gaetano Parlapiano-Vella, Eduardo Di Giovanni e Mariano Costa .
Subito dopo, il 28 febbraio 1944, in appoggio al MIS sarebbe sorta la Lega Giovanile Separatista (LGS), alla quale avrebbe fatto seguito una formazione paramilitare denominata “Guardia alla Bandiera” .
È significativo il fatto che la Guardia alla Bandiera avesse adottato una bandiera di combattimento, a strisce orizzontali, cinque gialle e quattro rosse, che alla fine dello stesso anno sarebbe diventata la bandiera dell’EVIS.

Il dilagare del Movimento Indipendentista aveva fatto preoccupare i rappresentanti in Sicilia dei partiti unitari che partecipavano al CLN.
Questi ultimi osservavano, peraltro, che sia l’AMGOT sia il Prefetto, e poi Alto Commissario per la Sicilia, Francesco Musotto , nutrivano simpatie nei confronti delle forze separatiste.
L’occasione per ribaltare la situazione, vera o presunta che fosse fu offerta, soprattutto, al P.C.I. dalla visita in Sicilia, del Ministro degli Esteri Sovietico Andrej Vishinsky, che il 18 dicembre 1943 alloggiava all’hotel Excelsior di Palermo .

Il Prof. Giuseppe Montalbano, ricevuto riservatamente dal Ministro, gli espose il suo punto di vista sul pericolo rappresentato da una eventuale vittoria del separatismo siciliano, come movimento “rivoluzionario” e filo-americano.
Il Montalbano, che con il Ministro Sovietico avrebbe avuto altri incontri, molti anni dopo dichiarerà che Vishinsky lo avrebbe assicurato sull’intenzione dell’URSS di garantire l’unità e l’indipendenza dell’Italia sventando ogni minaccia, all’una e all’altra, che venisse dall’Imperialismo esterno o dal separatismo interno.
Vishinsky si attivò, quindi, presso l’AMGOT per ottenere che il separatismo fosse osteggiato, facendo ben comprendere che Stalin non avrebbe tollerato rivolgimenti politici nell’ambito dello scacchiere mediterraneo e tanto meno nel territorio italiano ancora, per buone parte, in mano ai nazifascisti.

Anche se non si può parlare di un vero e proprio appoggio degli Alleati al Separatismo Siciliano, è certo che questi ultimi cominciarono, subito dopo le pressioni sovietiche, ad osteggiare l’attività politica del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia.

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