La conquista dello Statuto Speciale

Andrea Finocchiaro Aprile

Con la data dell’1 settembre 1945, Andrea Finocchiaro Aprile invia un nuovo “Appello alle  Grandi Potenze”. Questa volta si rivolge al “Consiglio dei Ministri degli Esteri” riunito a Londra. Con il leader firmano il documento tutti i componenti del Comitato Nazionale del MIS.

Oltre che rinvangare il passato e rinnovare le accuse di persecuzione nei confronti del movimento da parte del Governo Italiano, Andrea Finocchiaro Aprile richiama l’antica richiesta di un plebiscito, sotto il controllo internazionale, con il quale il Popolo Siciliano possa esprimere la propria volontà di libertà e di indipendenza.

Sostanzialmente non c’è niente di nuovo rispetto al “Memorandum” inviato a San Francisco.

Questa volta, però, il documento minaccia di sminuire il prestigio del Governo Italiano, che, dai Ministri degli Esteri delle cinque potenze vincitrici, aspira ad avere riconoscimenti di fiducia e garanzie.

Il Governo Italiano, nel settembre del 1945, come è noto, è presieduto da Ferruccio Parri, uomo di sinistra e protagonista della Resistenza. Per niente comprensivo nei confronti dei separatisti, sui quali ha avuto pessime informazioni da parte degli organi di polizia.

Il Primo Ministro si mostra rammaricato per il fatto che i suoi predecessori non abbiano dato seguito alle proposte del Generale Paolo Berardi, in perfetta armonia con il pensiero dell’Alto Commissario Aldisio, di dichiarare illegale il Movimento Separatista, per la sua iniziativa di inviare il noto “Memoriale” alla Conferenza di San Francisco, e per ogni attività tendente a diffondere le idee indipendentiste.

Senza dubbio, in maggiore considerazione il Governo Italiano avrebbe dovuto prendere i rapporti trasmessi, con lettera datata 30 luglio 1945, a firma dell’Alto Commissario Aldisio sulla esistenza dell’EVIS, sui dirigenti e sui finanziatori del MIS, e soprattutto sulla costituzione di un “Governo Provvisorio Siciliano” guidato da Andrea Finocchiaro Aprile, con otto “Ministri” e otto “Sottosegretari”, (questo Governo Provvisorio, benché costituito, non ebbe mai ufficializzazione da parte dei Dirigenti Separatisti).

Ferruccio Parri, tuttavia, rompe ogni indugio, ed ordina perentoriamente all’Alto Commissario Aldisio:

  1. di confermare la chiusura, già disposta, delle sedi separatiste;
  2. di chiudere le sedi, eventualmente ancora aperte;
  3. di proibire la vendita e la radiodiffusione del disco “Suoni la Tromba” di Vincenzo Bellini, aria tratta dal secondo atto dell’opera “I Puritani”;
  4. di respingere ogni richiesta di autorizzazione per le stampa di pubblicazioni separatiste;
  5. di vietare riunioni;
  6. di ordinare il fermo di Andrea Finocchiaro Aprile, quale capo del Movimento e primo firmatario dell’ “Appello” alla conferenza di Londra (1 settembre 1945), “attentante unità nazionale”.

Parri ordina, altresì, il fermo di Francesco Restuccia, ritenuto erroneamente il comandante dell’ EVIS e di Antonino Varvaro, quale Segretario Generale del MIS.

Dispone, infine, che vengano diffidati tutti gli altri sottoscrittori dell’ “Appello”.

Non è escluso, che Andrea Finocchiaro Aprile fosse a conoscenza del provvedimento che stava per scattare contro di lui. Ma è certo che non abbia voluto sottrarsi, ritenendo che politicamente l’arrresto gli avrebbe giovato.

E in effetti ebbe ragione.

La sera dell’1 ottobre 1945, alle ore 20, mentre usciva con altri amici dall’Extra Bar, nella centralissima Via Libertà di Palermo, venne arrestato.

Analoga sorte toccò a Antonino Varvaro, che tentò di opporre resistenza ma  fu prelevato di forza.

Dirigeva le operazioni un Ispettore di Pubblica Sicurezza, mandato apposta da Roma. Si trattava del quarantottenne Vincenzo Agnesina, che fino a sei mesi prima era stato uno dei dirigenti della “ Sicurezza Presidenziale” di Benito Mussolini.

Francesco Restuccia venne arrestato nel Messinese.

La destinazione dell’internamento dei tre era l’isola di Ponza.

Il comunicato stampa del Governo, diffuso il giorno 3 ottobre 1945, dava notizia dell’arresto di Antonino Varvaro e di Andrea Finocchiaro Aprile, ma stranamente non faceva riferimento all’arresto di Restuccia.

La stampa unitaria commentò favorevolmente l’iniziativa e non mancò di enfatizzare presunti legami tra mafia ed EVIS, tutt’altro che dimostrati.

Per la verità, la “ Voce Repubblicana” criticò il provvedimento repressivo, in quanto avvenuto proprio nel momento in cui il Separatismo Siciliano si evolveva verso la scelta federalista.

Evidentemente, il giornale rifletteva il pensiero di Pacciardi che voleva coinvolgere i separatisti nel suo progetto politico Repubblicano e Federalista.

A seguito dell’internamento esplose con forza la protesta dell’opinione pubblica siciliana.

Vi furono manifestazioni di piazza più o meno composte e vi furono prese di posizione da parte di intellettuali e di giuristi sulla “illegalità” dell’arresto e sull’internamento dei tre leader del MIS.

Fra le prese di posizione merita particolare attenzione la “memoria difensiva” redatta dall’Avv. Raffaele Di Martino (ex confinato ed ex detenuto politico durante il regime fascista), che  indirizzò ai Governi Alleati.

Particolarmente bruciante, per i Partiti del CLN, fu l’accusa di aver ripristinato codici e metodi fascisti.

Ovviamente, il Prefetto di Palermo si affrettò, in data 30 gennaio 1946, ad informare il Ministro dell’Interno dell’iniziativa dell’avvocato Di Martino .

Anche   l’EVIS   scese  in  campo,   coinvolgendo   due “bande”: quella dei “Niscemesi” e quella di Salvatore Giuliano.

Citiamo alcuni conflitti a fuoco.

Il 16 ottobre 1945 la banda dei niscemesi tende un agguato notturno a sette Carabinieri, in servizio di perlustrazione, in contrada Apa fra Caltagirone e Niscemi.

Guida l’attacco il bandito Giuseppe Militello. Vengono uccisi tre Carabinieri, uno viene ferito, due fuggono, un altro viene prima catturato e poi rilasciato.

Più spettacolare è, invece, l’attacco sferrato da Salvatore Giuliano alla Casermetta dei Carabinieri di Bellolampo, fra Montelepre e Palermo, avvenuto la sera del 26 dicembre 1945.Dopo strenua resistenza, i quattro militari di presidio si arrendono. Uno di loro rimane ferito.Giuliano, che nell’assalto alla caserma si era avvalso oltre che dei propri uomini anche di alcuni volontari separatisti, decide di lasciare liberi i quattro Carabinieri.La sera del 28 dicembre 1945, con lo stesso sistema, Giuliano muove all’attacco della caserma di Grisì, borgata rurale in territorio di Monreale.Una vera e propria battaglia, con l’impegno di oltre mille soldati dell’Esercito Italiano, avviene il 29 dicembre 1945 attorno al campo dell’EVIS in contrada San Mauro di Caltagirone.Il Comandante dell’EVIS Concetto Gallo (Secondo Turri) dispone di cinquantasei uomini in tutto, ma è attestato in una posizione strategicamente vantaggiosa, comunque non difendibile a lungo.Con grande abilità, Concetto Gallo riesce a far fuggire, a poco a poco, i suoi uomini e resiste da solo all’assedio.Al termine della battaglia si conteranno tre morti, mentre il Gallo e due suoi collaboratori cadranno prigionieri.Il 3 gennaio 1946, Giuliano con quaranta uomini assalta la Caserma dei Carabinieri di Pioppo, a circa 25 km da Montelepre. I quattro Carabinieri di presidio resistono, valorosamente. Alla fine Giuliano ordina la ritirata.Il 5 gennaio 1946 anche i Carabinieri della Caserma di Borgetto riescono a respingere l’assalto della banda Giuliano.Un’azione di guerriglia vera e propria che terminerà con morti e feriti avviene nei giorni 6 e 7 gennaio 1946 tra Montelepre e Partinico.Nello stesso periodo, il 10 gennaio 1946, un “commando” misto di volontari separatisti e di banditi niscemesi prende d’assalto la Caserma dei Carabinieri in località Feudo Nobile di Gela. Il commando prende prigionieri gli otto Carabinieri di presidio. L’intenzione sarebbe stata quella di scambiare gli otto prigionieri con Concetto Gallo.Di fatto, però, la banda dei niscemesi ha difficoltà a stabilire contatti con le Istituzioni, con la conseguenza che i Carabinieri diventano una palla al piede durante gli spostamenti. Non possono, neppure, lasciarli liberi perché i banditi temono di essere identificati e, quindi, ne decidono la soppressione.

Questi episodi di guerriglia, uniti alle proteste e alle manifestazioni di piazza, inducono il Ministro dell’Interno Giuseppe Romita ad intraprendere trattative riservate con Andrea Finocchiaro Aprile e con Varvaro.

L’accordo di fondo prevedeva un’ampia Autonomia per la Sicilia, garantita da una Corte Costituzionale paritetica (Alta Corte per la Regione Siciliana) e la rinascita dell’antico Parlamento Siciliano (Assemblea Regionale Siciliana) con una dignitosa, vasta  potestà legislativa, sulla base di uno Statuto, che sarebbe stato elaborato dall’apposita “Consulta”.

Si sarebbe estesa ai separatisti, pur se arruolati nell’EVIS e nei GRIS, e pur se responsabili di conflitti armati, l’amnistia (già prevista, e che sarebbe stata emanata il 20 giugno 1946, dopo la proclamazione della Repubblica).

Il tutto in cambio dell’immediato abbandono della lotta armata e della rinunzia alla pregiudiziale “separatista”.

Andrea Finocchiaro Aprile, Antonino Varvaro e Francesco Restuccia furono immediatamente liberati (18 marzo 1946).

A questo punto il Finocchiaro ed il Varvaro non volendosi assumere interamente la responsabilità di una scelta “storica” così impegnativa, chiesero che la questione fosse sottoposta all’esame del Comitato Nazionale del MIS convocato, per l’occasione, in seduta straordinaria a Roma.

Sarebbe avvenuto, quindi, un fatto incredibile che ancora oggi le varie forze politiche “unitarie” ammettono con imbarazzo o cercano di “rimuovere”.

Per consentire la riunione straordinaria del Comitato Nazionale del MIS, nella Capitale (che era la sola sede nella quale si potesse discutere, modificare o approvare un accordo così delicato), il Ministro dell’Interno mise a disposizione un aereo per il trasporto, da Catania a Roma, dei componenti dell’Esecutivo del Movimento. Mentre Andrea Finocchiaro Aprile, Antonino Varvaro, Francesco Restuccia e Lucio Tasca si trovavano già sul posto.

La riunione del Comitato Nazionale ebbe luogo il giorno 22 marzo 1946, nei locali del Liceo “Visconti”.

Il verbale della riunione, venne poi formalmente trasmesso al Ministro Romita dal Segretario Generale Antonino Varvaro.

Il documento dice quello che può dire, riaffermando l’obiettivo della creazione di una Confederazione di Stati Italiani, cosa questa che è conciliabile con la scelta indipendentista e che esclude la pregiudiziale separatista. Nella premessa, al punto B, fa riferimento “alle assicurazioni date dal Ministro degli Interni, On. Romita, all’On. Andrea Finocchiaro Aprile, Presidente del MIS”.

Questo episodio, a parere dei sicilianisti, confermerebbe, ulteriormente, l’origine pattizia dello Statuto Speciale di Autonomia per la Regione Siciliana.

Gli indipendentisti ottennero, altresì, che lo Statuto Speciale di Autonomia fosse promulgato con Decreto Legge Luogotenenziale dal Re Umberto II, in data 15 maggio 1946, ancora prima, cioè del Referendum Istituzionale e ancor prima che fosse eletta ed insediata la Costituente .

E’ doveroso riconoscere l’importanza del ruolo svolto, in tutta la vicenda, dal Ministro Giuseppe Romita che seppe mediare le ragioni del movimento insurrezionale siciliano con l’esigenza di ripristinare l’ordine pubblico, instaurando un nuovo clima di reciproca comprensione e di collaborazione politica.

Ne sono testimonianza le due lettere, datate 13 marzo 1946, indirizzate rispettivamente ad Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri, e a Palmiro Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia. Con dette lettere, il Romita sottopone alla loro attenzione il comunicato stampa relativo alla cessazione dell’internamento a Ponza dei tre dirigenti separatisti, nonché la liberazione dei giovani indipendentisti arrestati in Sicilia.

A tal proposito, il Ministro dell’Interno afferma, che, qualora non siano dimostrate specifiche responsabilità penali, “l’attività svolta dai giovani sia da attribuire ad impeto inconsiderato di imprudenza giovanile” e quindi, gli stessi sono da rilasciare, subito liberi .

Altrettanto conciliante è, per la verità, la dichiarazione che Andrea Finocchiaro Aprile, dalla sede E.I.A.R. di Roma, in data 20 marzo 1946, invia ai siciliani.

L’esortazione è quella di mantenersi “ calmi e fiduciosi”.

LO STATUTO SPECIALE DI AUTONOMIA

Dobbiamo precisare che si arrivò alla stesura finale del testo definitivo dello Statuto Speciale di Autonomia attraverso un lungo travaglio che impegnò le sedi istituzionali ed i partiti rappresentati nel CLN.

La “Consulta” istituita con Decreto Legge Luogotenenziale del 28 dicembre 1944 aveva sede presso l’Alto Commissariato per la Sicilia ed era presieduta dall’Alto Commissario, fu la prima a cimentarsi nell’elaborazione di un nuovo ordinamento “ regionale” per la Sicilia.

Però, il problema fu affrontato in maniera più organica dalla “ Commissione” incaricata di preparare lo Statuto.

A differenza della Consulta, la Commissione era costituita esclusivamente dai rappresentati dei partiti del CLN, con l’aggiunta di alcuni “ tecnici” di sicuro affidamento democratico.

L’Alto Commissario Aldisio, previa consultazione con i segretari dei rispettivi partiti politici, chiamò a far parte della Commissione: Giuseppe Alessi per La Democrazia Cristiana; Giovanni Guarino Amella per il Partito Democratico del Lavoro; Mario Mineo per il Partito Socialista; Alfredo Mirabile per il Partito d’Azione; Giuseppe Montalbano per il Partito Comunista; Carlo Orlando per il Partito Liberale; ed inoltre, i Professori Universitari Francesco Restivo, Paolo Ricca Salerno e Giovanni Salemi, tutti dell’Ateneo di Palermo.

Il principio della rappresentanza partitica fu tanto vincolante che, per garantire in ogni seduta la partecipazione di tutti i rappresentanti dei sei partiti del CLN, in aggiunta ai membri titolari furono nominati i supplenti fra i quali segnaliamo: Franco Grasso per il Partito Comunista; Giulio Rondelli per il Partito Democratico del Lavoro; Enrico La Loggia per il Partito Liberale.

Nei fatti, coordinatore dei lavori fu il Prof. Giovanni Salemi, particolarmente attivi furono Enrico La Loggia e Guarino Amella.

Quest’ultimo pare che abbia profuso un grande impegno per mediare le divergenze.

Nonostante la Commissione abbia lavorato in modo autonomo, non ci sono dubbi che gli accordi segreti, fra il Ministro Romita e i Dirigenti del MIS, siano stati, in maniera informale e riservata, portati a conoscenza dei componenti e tenuti in considerazione, durante la stesura dello Statuto.

Il Ministro Romita, peraltro, godeva della piena fiducia, per questa operazione, dei partiti rappresentati nel CLN e nel Governo.

Anche se in questa sede non è possibile compiere un’analisi esauriente dei contenuti dello Statuto Speciale di Autonomia per la Sicilia, riteniamo opportuno evidenziarne le peculiarità che indussero il MIS a considerare lo Statuto stesso come la “Carta Costituzionale” del Popolo Siciliano e come prezioso strumento di autogoverno e di democrazia.

Attilio Castrogiovanni arrivò ad affermare che lo Statuto Speciale faceva della Regione Siciliana un “quasi Stato”.

Intanto, il Parlamento Regionale viene definito “Assemblea Regionale Siciliana” (art.2) e non Consiglio Regionale, così come sarebbero stati denominati gli analoghi organi legislativi delle altre Regioni Italiane, sia a Statuto Speciale e sia a Statuto Ordinario.

I componenti dell’Assemblea sono denominati “Deputati” (art.3) e non Consiglieri come nelle altre Regioni.

Difficile, quasi impossibile, lo scioglimento dell’Assemblea che può avvenire soltanto per “persistente violazione dello Statuto”.

L’eventuale Decreto di scioglimento, deve essere preceduto da specifica deliberazione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica (art.8).

La Regione Siciliana ha competenza esclusiva nelle seguenti materie (art.14):

  1. agricoltura e foreste;
  2. bonifica;
  3. usi civici;
  4. industria e commercio, salva la disciplina dei rapporti privati;
  5. incremento della produzione agricola ed industriale; valorizzazione, distribuzione, difesa dei prodotti agricoli ed industriali e delle attività commerciali;
  6. urbanistica;
  7. lavori pubblici, eccettuate le grandi opere pubbliche di interesse prevalentemente nazionale;
  8. miniere, cave, torbiere, saline;
  9. acque pubbliche, in quanto non siano oggetto di opere pubbliche di interesse nazionale;
  10. pesca e caccia;
  11. pubblica beneficenza ed opere pie;
  12. turismo, vigilanza alberghiera e tutela del paesaggio; conservazione delle antichità e delle opere artistiche;
  13. regime degli enti locali e delle circoscrizioni relative;
  14. ordinamento degli uffici e degli enti regionali;
  15. stato giuridico ed economico degli impiegati e funzionari della Regione, in ogni caso non inferiore a quello del personale dello Stato;
  16. istruzione elementare, musei, biblioteche, accademie;
  17. espropriazione per pubblica utilità.

Mentre, “entro i limiti dei principi di interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato, la Regione ha competenza complementare sulle seguenti materie (art.17):

  1. comunicazioni e trasporti regionali di qualsiasi genere;
  2. igiene e sanità pubblica;
  3. assistenza sanitaria;
  4. istruzione media e universitaria;
  5. disciplina del credito, delle assicurazioni e del risparmio;
  6. legislazione sociale: rapporti di lavoro, previdenza ed assistenza sociale, osservando i minimi stabiliti dalle leggi dello Stato;
  7. annona;
  8. assunzione di pubblici servizi;
  9. tutte le altre materie che implicano servizi di prevalente interesse regionale.

Va precisato che la Regione ha competenza esclusiva sia legislativa e sia amministrativa anche “in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli Enti locali”. E ciò in forza dell’art. 15, che al primo comma sopprime le Circoscrizioni Provinciali esistenti e  gli Organi e gli Enti Pubblici che ne derivano.

Particolarmente rilevanti sono le funzioni e i poteri del Presidente della Regione e della Giunta Regionale.

Il Presidente è capo del Governo Regionale e rappresenta la Regione.

Egli rappresenta in Sicilia anche il Governo dello Stato, che può, tuttavia inviare temporaneamente propri Commissari per la esplicazione di singole funzioni statali.

Con il “rango di Ministro” partecipa alle riunioni del Consiglio dei Ministri e dispone di voto deliberativo nelle materie che interessano la Sicilia (art.21).

In base all’art.22, la Regione ha diritto di partecipare con un suo rappresentante, nominato dal Governo Regionale alla formazione delle tariffe ferroviarie dello Stato, ed alla istituzione ed alla regolamentazione dei servizi nazionali di comunicazioni e trasporti terrestri, marittimi ed aerei, che possano, comunque, interessare la Sicilia.

Molto innovative se non rivoluzionarie, rispetto al precedente ordinamento statale, sono le disposizioni dell’art.23, il quale prevede che gli Organi Giurisdizionali Centrali debbano avere le rispettive sezioni in Sicilia per gli affari concernenti la Regione. Ciò vale, ad esempio, anche per la Corte di Cassazione.

Le sezioni del Consiglio di Stato della Corte dei Conti debbono svolgere in Sicilia anche le funzioni rispettivamente consultive e di controllo amministrativo e contabile. I Magistrati della Corte dei Conti debbono essere nominati di accordo dai Governi dello Stato e della Regione.

I ricorsi amministrativi avanzati in linea straordinaria verso atti amministrativi regionali, vengono decisi dal Presidente della Regione, sentite le sezioni regionali del Consiglio di Stato.

Il Presidente della Regione viene ad assumere, cosi, limitatamente alla Sicilia, una prestigiosa competenza, in passato attribuita al Capo dello Stato.

È istituita, inoltre, con sede in Roma, l’Alta Corte per la Regione Siciliana con sei membri e due supplenti, oltre che il Presidente ed il Procuratore Generale, nominati in pari numero dalle Assemblee Legislative dello Stato e della Regione, e scelti fra persone di particolare competenza giuridica (art.24).

L’Alta Corte giudica sulla costituzionalità:

  1. delle Leggi emanate dall’Assemblea Regionale;
  2. delle Leggi e dei Regolamenti emanati dallo Stato, rispetto alle competenze statutarie ed ai fini della efficacia dei medesimi entro la Regione (art.25).

L’Alta Corte ha pure una speciale competenza in materia penale perché giudica sui reati compiuti dal Presidente e dagli Assessori Regionali nell’esercizio delle rispettive funzioni, e a seguito di accuse formulate dall’Assemblea Regionale (art.26).

Un Commissario, nominato dal Governo dello Stato, promuove i giudizi di competenza dell’Alta Corte, anche in mancanza di accuse da parte dell’Assemblea Regionale (art.27).

Il Presidente della Regione ed il Commissario dello Stato, possono impugnare per incostituzionalità, davanti all’Alta Corte, le Leggi e i Regolamenti dello Stato, entro trenta giorni dalla loro pubblicazione (art.30).

L’art.31 conferisce al Presidente della Regione la competenza di provvedere al mantenimento dell’ordine pubblico a mezzo della Polizia dello Stato, “la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e la utilizzazione, dal Governo Regionale”.

Il Presidente della Regione può chiedere allo Stato l’impiego delle Forze Armate. Può, altresì, proporre con richiesta motivata al Governo Centrale la rimozione o il trasferimento fuori dall’Isola dei funzionari di Polizia.

Il Governo delle Regione, può, infine, organizzare corpi speciali di Polizia Amministrativa per la tutela di particolari servizi ed interessi.

Lo Statuto Speciale prevede anche competenze in materie di patrimonio, di finanze, fisco e dogane. Inoltre, prevede una Camera di Compensazione allo scopo di destinare ai bisogni dell’Isola le valute estere provenienti dalle esportazioni siciliane, dalle rimesse degli emigranti, dal turismo e dal ricavo dei noli di navi iscritte nei compartimenti marittimi siciliani (art.40).

Ed infine, il Governo Regionale ha facoltà di emettere prestiti interni (art.42).

A questo punto si dovrebbe dire che aveva ragione Attilio Castrogiovanni quando ipotizzava una Regione “quasi Stato”.

Nella realtà, però, deposte le armi e allentatasi, per tutta una serie di motivi che cercheremo di illustrare, la tensione sicilianista, lo Statuto Siciliano, non solo, non sarebbe stato mai applicato integralmente, ma sarebbe stato “mutilato” nei suoi articoli più significativi.

Il 27 marzo del 1946, quando Andrea Finocchiaro Aprile reduce da Ponza giunge all’aeroporto di Boccadifalco a Palermo, ricevendo un accoglienza trionfale da circa centomila separatisti, non prevede certamente che da li a poco entreranno  in crisi il MIS e le certezze che, fino a quel momento, avevano illuminato la sua azione politica.

Della tempesta che si avvicina si può avere un’idea dagli articoli polemici che gli dedica, in quei giorni, il quotidiano la “Voce di Sicilia” che, peraltro, gli contesta il messaggio “conciliante”, già diffuso dagli organi di informazione e la decisione di fare partecipare il MIS alla imminente competizione elettorale per la elezione della Costituente.


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